vasari paolo III conduce lavori2

RENOVATIO ROMAE, RENOVATIO IMPERII

RENOVATIO ROMAE, RENOVATIO IMPERII

Con questo motto, chiaro e conciso, Giulio II definiva il suo programma politico-culturale.Un ideale che avrebbe segnato da allora e per sempre la storia di Roma, facendone il centro della cultura di tutto il Rinascimento e Barocco.

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Salito al soglio pontificio nel 1503, il secondo papa Della Rovere, nipote di Sisto IV, non accettò mai infatti un ruolo secondario, succube dei principi romani e delle gerarchie ecclesiastiche. Altresì il papa savonese impose il proprio pensiero nell’idea di fare della figura del pontefice il nuovo ed unico imperatore. Storia vecchia quella della lotta fra papato ed impero, conclusasi senza un sostanziale nulla di fatto, a cui ora venne data però una svolta decisiva, un vero giro di boa. Roma, la città santa del giubileo di Bonifacio VIII, la nuova Gerusalemme doveva essere sì la capitale dello stato della chiesa ma soprattutto il centro universale dell’arte. Solo così infatti si sarebbe potuto affermare l’indiscussa autorità della Chiesa e del suo capo. Una concezione cesarista e assolutista che, sulla scia dell’ideologia umanista inaugurata da Niccolò V (ars instrumentum regni) voleva fare delle arti non solo un veicolo per celebrare la vitalità e la grandezza della chiesa di Roma ma anche l’espressione unica e tangibile della riconquistata potenza terrena della Chiesa dopo gli anni bui di Avignone.

Tuttavia un programma così ambizioso richiedeva mezzi, stabilità politica e artisti di livello. Per questo motivo Giulio II avviò tutta una serie di interventi di cui, ancora oggi, abbiamo testimonianza. Intanto sul piano urbanistico vennero aperte due nuove vie: via della Lungara, che avrebbe permesso il rifornimento stabile e sicuro dei palazzi pontifici, e via Giulia. In particolare quest’ultima strada, di cui si parla e su cui si è sempre discusso tanto, non solo garantì migliori condizioni di igiene lungo un lato degradato del Tevere ma, rompendo il vecchio tessuto edilizio, destituì anche la medievale organizzazione urbana per nuclei controllati da singole famiglie baronali, stabilendo rapidi collegamenti fra diverse parti della città e, cosa più importante, sancendo il superiore potere del princeps, del sovrano-sacerdote a cui tutti dovevano piegarsi. Una mossa azzardata, un pericolo. Quanti imperatori e re furono assassinati nella propria città se non residenza? Il papa, quale monarca assoluto aveva dunque bisogno di un luogo sicuro, di una fortezza che gli garantisse salvezza in caso di agguati esterni e interni alla città e da cui amministrare il suo potere sulle altre famiglie ribelli. Funzionale a tale scopo divenne Castel Sant’Angelo, il nuovo simbolo dell’autorità militare papale, l’affermazione della sovranità di quest’ultimo su tutte le altre famiglie patrizie, la prova tangibile che solo lui, che governava Roma e la Chiesa, poteva avere una fortezza dentro la città.

Infine gli artisti. Come affermare l’universalità artistica di Roma rispetto gli altri centri del Rinascimento, Firenze, Urbino, Milano? Alternativa non c’era, se non chiamare a lavorare stabilmente nella città con incarichi di prestigio i migliori pittori, scultori, architetti in circolazione. Raffaello, Michelangelo, Bramante, Leonardo da Vinci, tutti furono dunque chiamati per perseguire un unico magnifico scopo, rinnovare Roma.

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Bramante fu, in tal senso, la punta di diamante del progetto del Papa, il braccio armato delle sue volontà, l’artefice tecnico delle sue istanze di autocelebrazione. Ne da testimonianza ancora oggi il noto Tempietto di San Pietro in Montorio dove l’architetto, celebrando Pietro, il principe degli apostoli e colui che aveva scelto Roma quale sede del suo vicariato, e implicitamente i suoi successori, sanciva l’autorità della Chiesa di Roma, la sua potenza in terra e la sua espansione verso tutti i confini del mondo. Un ambizioso obiettivo che il pontefice recepì, fece proprio e traslò in un progetto ben più ampio: rinnovare l’intera Basilica di San Pietro; anzi abbatterla e ricostruirla per intero per farne la più grande chiesa della Cristianità e immagine indiscussa della forza della Chiesa. Insomma un programma grandioso con annesso anche un secondo fine. Infatti Giulio II chiese a Bramante non solo di ripensare la vetusta Basilica eretta da Costantino ma, anche, di allineare la tomba del santo apostolo con la propria, di cui era incaricato peraltro proprio Michelangelo. Un piano perfetto che sarebbe stato concluso dallallineamento di tutto il complesso con il vicino obelisco che allora, si credeva, contenesse le spoglie mortali di Giulio Cesare. Un ideale linea del tempo che partendo da Giulio Cesare sarebbe arrivata a Giulio II, passando per San Pietro e trasmettendo l’idea che il papa Della Rovere era non solo l’erede di Pietro ma anche di Giulio Cesare e dell’impero romano e, dunque, solo lui era legittimato a regnare su tutto il mondo.

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E larchitettura fu strumentale a questo obiettivo; i criteri di centralità e assolutezza che permeavano il pensiero rinascimentale, infatti, si incastravano perfettamente con i sogni di gloria del Pontefice che a Bramante diede carta bianca salvo alcuni piccoli dettagli che tuttavia fecero la differenza. Non si dimentichi infatti che la Chiesa, come qualunque altra istituzione dei tempi passati e moderni, era fatta di uomini e, sebbene il Papa fosse più interessato a questioni terrene che spirituali, alcuni vincoli erano insuperabili per la curia. Ad esempio lo spostamento della tomba di Pietro o la mancata copertura con la nuova chiesa di tutto il terreno consacrato della vecchia basilica. Limiti questi invalicabili a cui persino l’implacabile Giulio dovette cedere.

Chissà come sarebbe oggi stata Roma se nel 1513 la morte non avesse raggiunto il papa terribile e di lì ad un anno il suo fidato compare Bramante. Certo è che il segno lasciato dal sodalizio fra questi due uomini ha cambiato profondamente l’orientamento e la crescita di Roma e ha spianato la strada alla sua indiscussa affermazione nel mondo.

iacopobenincampi

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Architetto, coordinatore per la sicurezza e dottorando in Storia dell'architettura presso SAPIENZA - Università di Roma.